La fotografia che sembra anziché rappresentare: lo shen come attraversamento

Dipingere nella “terra di mezzo” è inscindibilmente legato al Tao: ogni dipinto alterna superfici dipinte ad altre vuote, pennellate  umide od asciutte e c’è una continua intermittenza tra volontà di rappresentazione ed ispirazione emotiva. Intorno alla seconda metà del XIII secolo (a cavallo tra la dinastia Song e Yuan) gli artisti aggiungono alle loro opere un sigillo ed un poema. Da questo momento in poi, l’arte della calligrafia viene inclusa nelle produzioni artistiche e scolpisce nella mente, anche occidentale, un archetipo che arriva fino ai giorni nostri.

Nel 1929 nasce Don-Hong-Hai che nella sua vita sceglie di diventare fotografo e, in particolare, di aderire ad una sorta di pittorialismo asiatico che lo impegna a scattare e, soprattutto, post-produrre le sue fotografie in maniere che appaiano come antichi dipinti cinesi, incorporandovi anche calligrafie e sigilli. Il risultato è commovente per qualità, atmosfera e linguaggio.

Questa produzione così raffinata e simile solo a se stessa, rimanda chi scrive al concetto di shen: anima, istante di passaggio, assoluto presente fondato su ciò che è stato e ciò che sarà. In questo modo semplice e poetico, incorpora i 3 tesori nel processo di creazione.

L’ideogramma stesso di shen () è formato, sulla sinistra, dal radicale che si riferisce agli antenati e, sulla destra dall’ideogramma che significa centro arricchito da una linea orizzontale come di attraversamento. E’ lo spirito della tradizione, l’anima di ciò che è stato che attraversa centralmente il momento presente e fonda il futuro. Come se il presente fosse un rizoma, infinitamente fermo ed insieme infinitamente potenziale, oltre che infinitamente fondato da migliaia di ripetizioni rizomatiche uguali ma diverse. Proprio come le opere di Don-Hong-Hai che, in fondo, non vogliono rappresentare né i dipinti antichi e neanche la realtà, ma semplicemente loro stessi. Proprio come lo shen, che in fondo chiede solo di fare l’esperienza del corpo per liberarsi dal legame con il tempo attraverso l’unico spazio che realmente riesce a comprendere (ed a farci comprendere): il momento presente, dove appare il divenire come unica Reale possibilità di essere.

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