Il Tai Chi Chuan: quanti stili, quali principi?

Le Arti sono belle perché sono flessibili. Ecco perché amo tanto il Tao, perché racconta continuamente di questa cedevolezza che rendono le persone veri artisti.

Parlando di pittura, essa è stata sempre figurativa… almeno fino alla fine dell’800. Poi gli impressionisti hanno deciso di inserire la percezione emozionale nelle loro rappresentazioni paesaggistiche. E l’Arte, con gentilezza, è cambiata. Rimanendo sempre uguale a se stessa.

Analogamente è successo con il Tai Chi Chuan: ad oggi esistono 5 stili principali e decine di derivazioni. Ogni singolo praticante o maestro elabora le antiche forme e ne cambia i contenuti, almeno in superficie.

Il primo a nascere è stato lo stile Chen: la vera codifica originale la dobbiamo a Chen Wangting ad inizio ’600. Questo non significa che prima non si praticasse questa arte, solo che nessuno la aveva sistematizzata. Ad inizio ’900, un servo della famiglia Chen si invaghì del tai chi chuan al punto da apprenderla di nascosto, tanto che il suo fervore venne poi ripagato con un insegnamento ortodosso. Nacque così lo stile Yang. Da un discendente della famiglia Yang si staccò la costola dello stile Wu. Da un discendente della famiglia Wu nacque lo stile Sun.

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Questo per dire che ogni stile porta il nome di una famiglia. Nel passaggio cambia il nome, quel che rimane immutato sono i PRINCIPI. Da diviso, si studia l’Unità. Da tanti, è bene ricongiungersi con UNO.

Non importa quale sia lo stile, il tai chi chuan coltiva il buon movimento: un movimento rilasciato ed efficiente, quindi efficace. Un movimento naturale, quindi comodo per chi lo compie. Per avere rilasciato e naturale, è importante armonizzare il respiro e la mente. Nel momento in cui corpo, mente e respiro sono in equilibrio, si libera il movimento a spirale. Quando tutto il sé è in equilibrio, rimane da armonizzarlo con ciò che lo circonda: così nasce la relazione combattiva, che nel tai chi è più simile a fare l’amore che a fare la guerra.

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Quindi ogni praticante fa bene ad aver presente il nome  e la storia dello stile che pratica, per un doveroso rispetto degli antenati grazie ai quali siamo qui oggi. Ma fa ancora meglio a praticare con l’intenzione rivolta ai principi: rilasciato e naturale, seguire a spirale.

Ciò che conta è scambiarsi esperienza, ora, con gli incontri di pratica ed il tui shou, esercizi codificati e liberi di spinta delle mani: per provare (e trovare) gentilmente se stessi nella relazione. E’ quando si incontra l’Unità e la Continuità nell’alternarsi di yin – yang.

Inutile cercare la vittoria, ciò che conta è sperimentare il Movimento. Per testare la radice dei principi: rilasciato, naturale e seguire a spirale. L’arte  è flessibile, cambia nome e non cambia la sostanza. Perché è l’Artista che fa l’Arte.

L’Arte è… la Vita.

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