La Madre del movimento

madre del movimento - tao roma

Un qi gong per studiare il movimento del tai chi chuan: parla della spirale, dell’espansione e contrazione e di come muoversi nei principi.

Una forma che, grazie alle accortezze naturali di quando si svolge una forma (prima fra tutte, la memoria della sequenza) aiuta a scoprire il senza forma. Aiuta a liberare l’essenza di ciò che si muove realmente (il qi), ed a permettergli di muovere anche il corpo. Dal sottile al grossolano, affinché il grossolano fondi l’esperienza del sottile: è un doppio feedback di cui si nutre l’Universo mentre si espande all’infinito e, nell’infinito di ogni sua radianza, si contrae.

La pratica

La Madre del Movimento è una forma di qi gong: tramite i 3 allineamenti (corpo, mente e respiro) si raggiunge uno stato psicofisico nel quale il movimento sorge da solo, senza intervento. Questa è la fase dello studio, in cui si scopre quello che ancora non si conosce.

Torna utile analizzare la parte della forma “Madre del Movimento” che studia la connessione: strutturale, energetica ed, infine, universale. Si parte da un buon allineamento posturale (dal basso, da yong chuan che si apre nella Terra) dal quale sorge l’apertura del flusso energetico nei meridiani e la connessione con il corretto movimento del Cielo. Ecco i singoli esercizi:

Muovere la testa in alto ed in basso • la prima figura, che parla dell’inizio: allungare la colonna per mobilitarla in flessione ed estensione, strutturare le gambe per prendere contatto con la Terra (tramite yong chuan), avvicinare le scapole per strutturare le braccia, sentire il Cielo.

Muovere la testa a destra e sinistra • ancora la struttura delle gambe sostiene la torsione della colonna e la spirale. Si siede dietro per radicare il bacino.

Oscillare la testa • il movimento spiraleggiate studiato nella figura precedente viene liberato fino in cima alla testa. Si studia l’origine del movimento e come rilasciare il sistema per renderlo forte ed elastico.

Ruotare la montagna • le spalle sono la montagna, la montagna ha una radice solida: nel muovere le braccia, le spalle sono una radice solida. La forza viene raccolta da Terra e muove le braccia transitando dalle spalle, senza farle sollevare, sia nel movimento ascendente (espansione) che in quello discendente (contrazione).

Muovere il centro (piccolo) • si raccoglie una sfera nell’addome: questa sfera si fa passare sulle pareti del ventre e della schiena come fosse in un catino. Il movimento spiraleggia dal centro verso i piedi e verso le mani: ogni cosa procede a spirale.

Muovere la periferia (grande) • ancora la colonna che torce, ancora attenzione alla montagna (le spalle): si sommano i risultati degli esercizi precedenti, cambia tutto ma qualcosa rimane immutato.

La flessione del serpente • si mobilita una vertebra per volta, dall’atlante fino al coccige per scendere. Per risalire, si mobilita di nuovo una vertebra per volta, al contrario. Le mani sono in connessione con la Terra attraverso yong chuan (punto R-1).

Ruotare le ginocchia • si muove il centro in spirale, ma anche in alto e basso: risulta un movimento delle ginocchia (che scioglie le caviglie), ma anche delle mani. Si studia la struttura e la si mette sul limite rispettandolo e, senza azione, superandolo.

Il dragone cerca l’acqua • si apre il passo due volte la larghezza delle spalle. Il movimento studia la torsione del rachide su se stesso  e la flessione sul piano frontale (il pilastro di giada si mostra sul lato).

Premere verso l’alto ed il basso • unire le parti studiate in precedenza in un esercizio ampio, regolare, piacevole. Senza sforzo, si sale e si scende prima a piedi aperti a larghezza spalle, poi a piedi uniti, più sfidante. Ma la vera sfida, con il corpo aperto e rilasciato, è impiegare la minor fatica: senza sforzo né azione, il movimento si dispiega naturalmente tra Cielo e Terra.

Si ringrazia ITKA, che ha codificato la forma, e Arti d’Oriente per i disegni.

 

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