Retto e curvilineo

Le leggende sono splendide: il loro carico evocativo offre una comprensione più completa di quello che si sta vivendo. Il tai chi chuan affonda le sue radici in diversi racconti mitici ed in particolare la leggenda della gru e del serpente ci aiuta a comprendere i principi di questa arte.

C’era un monaco molto esperto nel kung fu di Shaolin ed altrettanto dedito alle pratiche del Tao. Un giorno, durante una sua passeggiata in connessione con il Cielo, la Terra e la Natura delle Cose il suo occhio fu attratto da un combattimento tra una gru ed un serpente.

Questo evento accidentale lo folgorò all’istante: il serpente riusciva a schivare e neutralizzare i fulminei attacchi rettilinei portati dalla gru con il lungo becco, grazie ad altrettanto veloci movimenti a spirale, senza mai compromettere la propria forma ed il proprio movimento spiraleggiante. Il serpente si muoveva appena e spesso veniva finanche lambito dal becco appuntito, ma la sua pienezza unita alla sua cedevolezza gli permetteva comunque di accompagnare gli attacchi lontano dai propri punti vitali.

Il monaco comprese come la morbidezza vincesse sulla rigidità: eliminando l’uso di pesi e sacchetti di sabbia per l’allenamento, introdusse invece le tecniche taoiste di meditazione e sviluppo energetico, di controllo del respiro e gli esercizi di contatto interno ed alchimia.

Questa nuova pratica si era già posizionata oltre l’arte marziale, trascendendone lo scopo. L’abilità marziale scaturisce come conseguenza di una pratica costante ed attenta, piuttosto che essere il fine della pratica stessa. Il fine diviene la conoscenza. Usare la mente per indirizzare l’intenzione. Questa attitudine (il potere Yi) permette di raggiungere obiettivi meglio radicati, che sorpassano il solo sviluppo fisico portando la pratica ad un altro livello… l’integrazione della triade Corpo, Mente e Spirito.

La spirale anima il movimento, la spirale anima anche l’immobilità.

La leggenda che arriva nella vita.

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