Daodejing

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Il Tao Te Ching o Dàodéjīng, 道德經, tradotto come “il Libro della Via e della Virtù”, è un testo cinese di soli 5.000 caratteri, composto di ottantuno capitoli, per il quale non sono certe datazione e attribuzione. Il libro è di difficile interpretazione.

A ciò si aggiunge il sospetto che le tavolette dalle quali era composto, mal rilegate, si slegassero frequentemente, in modo tale che blocchi di caratteri si mescolassero nel tramandarlo: da qui il sorgere di numerose questioni critiche e interpretative.

Si attribuisce a Lao Tsu, il primo antico maestro del taoismo che ne ha fissato i principi con la scrittura.

Egli era un maestro noto per essere schivo e di poche parole. Anche Confucio lo incontrò e ne testimoniò una qualita particolare di presenza.

Non era solita parlare, meno che mai scrivere.

Si dice che stesse per lasciare la città per partire alla volta le montagne verso il suo ritiro finale: aspettare la morte. Una della guardie, suo allievo, gli intimò che non lo avrebbe lasciato passare fino a quando non avesse terminato uno scritto per i suoi allievi. Lao Tsu, riconoscendo forse in questo invito il Tao, acconsentì e scrisse questo testo meraviglio che ha attraversato il tempo e lo spazio per portarci la sua saggezza.

Il libro si apre con il famoso verso: “Il Tao che si può pronunciare, non è l’eterno Tao”.

Questo incipit sia di guida al cercatore: che il rombo del tuono della Verità venga portato lontano dal vento, dolcemente.

Che ognuno scopra il suo Tao.

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