L’Allenamento. Funzionale a…

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Core stability training

Oggi si parla spesso di allenamento funzionale, come ad indicare una specialità del fitness. In realtà, l’allenamento può essere solo funzionale, perchè segue un percorso ed arriva ad una meta, sia che si parli di una competizione sportiva, sia che si intenda un percorso di riequilibrio posturale. In tutti gli ambiti in cui si adoperi un allenamento funzionale, torna ad essere protagonista la totalità dell’essere umano, che riscopre il corpo nella sua funzionalità complessiva. Ogni gesto compiuto è la risultante di un concerto di movimenti, che nascono in ogni parte del corpo e che si manifesta, solo apparentemente, in una sola zona anatomica. A ciò concorre un adeguato atteggiamento posturale, che allineando in modo ottimale le varie strutture anatomo funzionali coinvolte nel movimento, generano una sinergia biomeccanica che permette l’espressione del gesto, con il massimo rendimento ed il minor dispendio di forza. Questa ottimizzazione energetica viene allenata sulla base dei meccanismi metabolici, che vengono stimolati in modo funzionale all’applicazione del gesto o della serie di gesti allenati. Poiché su ogni fase metabolica incidono fattori mentali, come ad esempio lo stress, occorre creare degli adattamenti psicofisiologici funzionali al gesto o alla serie di gesti da esprimere. Anche l’alimentazione scelta è funzionale agli adattamenti metabolici e ne sostiene attivamente il rendimento. Ecco, dunque, la meravigliosa complessità dell’allenamento funzionale, che si basa sull’uomo ed a lui adatta il gesto; non certo il contrario. Come un sarto, che adatta l’abito alla persona.

Isometria

Isometria

Ma “gesto” è un termine generico, non necessariamente sportivo; l’allenamento è funzionale sia ad una tecnica marziale, che ad un programma terapeutico di riabilitazione (per esempio, tornare a camminare dopo un intervento chirurgico); come anche ad un condizionamento emotivo alla competizione o alla conduzione energetica nel Qi Gong. Le preziose proprietà delle tecniche di potenziamento e conduzione energetica, tipiche delle discipline orientali e che oggi trovano ottimo appoggio nella biochimica occidentale, sono inoltre uno strumento che, a 360°, può fare la differenza in qualunque allenamento funzionale, perchè aumentano i livelli di propriocezione, autopercezione e consapevolezza psicofisiologica.

La circolarità dei flussi energetici ben si accorda, in maniera non casuale, con la struttura fondamentale dell’allenamento: il circuito. Sia nel macrociclo del periodo di lavoro, che nel microciclo della singola seduta di allenamento, il circuito risponde sempre alla legge dello yin – yang: si alternano fasi ad alta e bassa intensità; apprendimento della meccanica del gesto e sua applicazione; concentrazione dell’energia interna ed espressione di essa sulla forza muscolare; svolgimenti e recuperi.

In tutte le sue forme l’allenamento non fa altro che sperimentare, “in provetta”, l’essere umano alle prese con le sue reali esigenze, sportive o di vita quotidiana. Se studierà una tecnica, allenerà la meccanica ad essa funzionale; se dovrà aumentare la sua resistenza alla sforzo, stimolerà i metabolismi funzionali propri dell’attività che genererà quello sforzo; se dovrà recuperare energie dopo un allenamento intenso, il recupero sarà funzionale allo sforzo profuso, rispetto agli effetti fisiologici che esso sortisce in quelle specifiche condizioni di lavoro.

Si stratta di studiare, a monte di tutto, l’uomo; come a dire: conoscersi per conoscere. E nella sua totalità, l’allenamento funzionale, con tutto il suo carico scientifico che viene dalla ricerca occidentale, riscopre l’immenso e profondo significato dell’uomo come parte del tutto e come tutto in se stesso, che ci è stato consegnato dalle millenarie culture orientali.

 

 

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